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Privacy/ 28 gennaio giornata europea, social network: connetti la testa


E' necessaria una "revisione continua" degli strumenti messi in campo contro il bullismo e il cyberbullismo. Questa la convinzione del ministro dell'Istruzione Francesco Profumo che nel corso della trasmissione Uno Mattina su Rai1 ha sottolineato che le iniziative avviate dal 2007 vanno aggiornate e che la formazione all'uso di internet e dei social network "potrebbe essere una nuova forma di educazione civica verso un mondo che sta cambiando o e' gia' cambiato". 

Secondo Profumo si puo' "avviare un moderno modo di trasferire questo tipo di formazione ma abbiamo bisogno di mettere mano anche alla formazione dei formatori". Il ministero - ha precisato Profumo - "gia' dal 2007 lancio' campagna contro il bullismo e il cyberbullismo, ma dal 2007 a oggi il mondo e' radicalmente cambiato, quegli strumenti messi in atto e tuttora attivi sono per la partenza del processo e probabilmente una revisione continua e' necessaria anche perche' c'e' stata un'accelerazione nella tecnologia, nei mezzi, nella partecipazione dei ragazzi". 

Profumo ha ricordato i quattro strumenti a disposizione: il numero verde aperto tutti i giorni "a disposizione dei ragazzi che sentono il bisogno di comunicare disagio"; una e-mail e un sito "che consente di avere le informazioni necessarie di base"; infine una rete regionale che "attraverso le direzioni regionali consente di avere anche un'attenzione territoriale". 

"Questo il punto di partenza - ha sottolineato il ministro - fatta un'esperienza di 5-6 anni c'e' un sistema radicato ed e' necessaria una grandissima attenzione" che va differenziata "con l'eta' dei ragazzi". Il presidente dell'Autorita' garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, ha da parte sua dichiarato che bisogna "evitare di demonizzare l'uso della rete e dei social network" ma occorre "mettere in evidenza i lati oscuri della rete" e in questo compito e' fondamentale mettere insieme scuole, universita' e famiglie. 

In occasione della Giornata Europea, il Garante metterà a disposizione sul proprio sito web un video di animazione con le istruzioni per un uso consapevole dei social network, e un test con venti semplici domande per verificare il grado di conoscenza dei principali rischi che si possono correre in rete. L'obiettivo è quello di aiutare i ragazzi a servirsi di questi strumenti di libertà in maniera consapevole e sicura, e di promuovere una sempre più forte cultura del rispetto e il grande valore che rappresenta la protezione dei dati personali. 

La "Giornata europea della protezione dei dati personali" è un'iniziativa promossa dal Consiglio d'Europa con il sostegno della Commissione europea e di tutte le Autorità europee per la protezione dei dati personali e che, a partire dal 2007, si celebra in tutta Europa il 28 gennaio. Obiettivo dell'iniziativa è quello di sensibilizzare i cittadini europei sui diritti legati alla tutela della riservatezza, della dignità della persona e delle libertà fondamentali.


Fonte: AGI
Via: Garante Privacy

Data breaches: pirati informatici al telefono, attenti alle chiamate ricevute


Un utente ha scritto su tellows.it in questi giorni riguardo al numero 06645110 con un messaggio alquanto allarmante. Secondo Ivan degli "hacker che sono riusciti a entrare nei sistemi di telefonia" solamente grazie al fatto che le vittime rispondessero al suddetto numero telefonico. Secondo lui all'arrivo della bolletta ci si accorge della fregatura, evidentemente hanno scalato molti euro dalla sua.

Hacker che si infiltrano in sistemi informatici di compagnie telefoniche esistono di sicuro. La prova arriva dalle notizie recenti in tema di hackeraggio, che riportano indagini finalmente riuscite con conseguenti arresti di pirati informatici. Il primo caso riguarda la compagnia telefonica coreana KT, la seconda operatrice mobile del paese. A causa dell'infiltrazione di pirati informatici, 8,7 milioni di clienti sono stati vittime di violazione di dati personali.

Il furto non è stato scoperto subito a quanto pare, dato che dallo scorso febbraio si è protratto indisturbato per 5 mesi, nei quali i ladri hanno potuto prelevare dati personali di circa la metà dei clienti KT, come riferisce un portavoce e rivenderli ad aziende di telemarketing, per un guadagno di circa 710.000 euro (un miliardo di won). 7 persone sono state incriminate per aver acquistato questi dati.

Un altro caso di hackeraggio è avvenuto invece in Italia attraverso i phone center per le chiamate internazionali. Una banda di 5 cittadini pachistani e un hacker filippino si sarebbero intrufolati in sistemi informatici di compagnie telefoniche statunitensi per carpire i codici di acesso per l'abilitazione alle chiamate internazionali, per poi rivenderli.

Dalle indagini è emerso un gestore di phone center pachistano che avrebbe acquisito una parte di tali codici di accesso e venduto la restante. Inoltre dall'indagine iniziata in USA e terminata con la collaborazione dell' FBI, pare che i proventi di tale truffa servissero a finanziare cellule di matrice integralista islamica nel sud-est asiatico.

Visti gli innumerevoli casi di Spam registrati su tellows.it, veniva qualsi da pensare che i nostri beneamati “fatti propri”, chiamati in gergo specifico “dati personali” non fossero custoditi come si deve dalle compagnie che ne hanno accesso, che li vendessero? Che li regalassero? Potrebbero anche essere derubati, come spiegano i casi di hackeraggio. Ma ecco che le nuove normative europee mettono in moto anche il Garante per la privacy italiano e “niente paura”:

in caso di distribuzione, furto, hackeraggio, attacco ai data base di dati personali tenuti da società telefoniche o internet provider, l'azienda vittima è ora obbligata a comunicarne i fatti, al Garante della privacy, da cui vengono fissate le regole e informare anche gli utenti le violazioni di dati personali, chiamate in gergo “data breaches”. In attuazione della direttiva europea in materia di sicurezza e privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche, recepita anche in Italia, il Garante per la privacy ha fissato un primo quadro di regole.

Non comunicare al Garante la violazione dei dati personali o provvedere in ritardo può costare da 25mila a 150mila euro (sanzione amministrativa). Ma lo stesso vale anche per la omessa o mancata comunicazione agli interessati, siano essi soggetti pubblici, privati o persone fisiche: da 150 euro a mille euro per ogni società o persona interessata, la sanzione prevista.

Fonte: Tellows

Brindisi, Garante Privacy e Infanzia a media: tutelare dignità vittime


L'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, di fronte al diffondersi in Rete e nei media, di foto delle giovani vittime del terribile attentato di Brindisi e in particolare della giovane Melissa, raccomanda il più rigoroso rispetto per le persone, tanto più se minori, e invita tutti i media e i siti web ad astenersi dal pubblicare e diffondere dettagli eccessivi e immagini dei ragazzi coinvolti che possano ledere la loro dignità.

Il Garante, si legge in una nota, "raccomanda, inoltre, particolare responsabilità e sensibilità nell'utilizzare foto messe in rete dagli stessi ragazzi per condividere momenti della loro vita. Mai come in questa occasione l'Autorità fa appello non solo al rispetto delle norme a tutela dei minori, ma anche e soprattutto al rispetto per il dolore profondo delle famiglie, della comunità scolastica e di tutta la comunità nazionale."

"Quanto più alta sarà l'attenzione posta a garantire il diritto di cronaca e di informazione nel rispetto delle regole e della sensibilità necessaria in queste circostanze, tanto più il lavoro della stampa, dei media e la stessa partecipazione della opinione pubblica rafforzeranno la democrazia e i principi sanciti nella nostra Costituzione."


"Lo sconcerto e la rabbia per la morte di Melissa Bassi e per le altre ragazze e ragazzi feriti questa mattina a Brindisi non trovano parole. Sono vicino alla famiglia Bassi ed alle altre colpite da questa tragedia. Sono preoccupato perché, chiunque sia stato, ha superato ogni limite coinvolgendo adolescenti che andavano a scuola. Quando le tensioni sociali si trasformano in conflitti senza più alcuna regola vuol dire che il Paese sta davvero vivendo un momento orribile". Queste le parole dell'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza Vincenzo Spadafora.

"Concordo con quanto detto dal Garante della Privacy - ha continuato Spadafora - soprattutto per il rispetto del dolore delle famiglie colpite in questo momento. L'immagine e l'intimità dei minori, se protagonisti, come oggi, di fatti di cronaca, vanno rispettate e tutelate. Soprattutto oggi, che grazie a strumenti come i social network, è facile ed immediato entrare nel privato dei nostri ragazzi. Mi unisco dunque all'invito verso tutti i media e i siti web ad astenersi dal pubblicare e diffondere dettagli eccessivi e immagini dei ragazzi coinvolti."

Via: TM News

Garante: più tutele per utenti social network, blog e forum su salute


Più tutele per chi è iscritto a social network dedicati alla salute, partecipa a blog e a forum di discussione o segue siti web che si occupano esclusivamente di tematiche sanitarie. Da oggi in poi i gestori di questi siti saranno tenuti a fornire agli utenti una specifica "avvertenza", che informi sui rischi di esporsi in rete con la propria patologia.

É quanto stabiliscono le "Linee guida" per i siti web dedicati alla salute (che non riguardano comunque i servizi di assistenza sanitaria on line e la telemedicina) varate dal Garante privacy e pubblicate ieri sulla Gazzetta Ufficiale.

Il ricorso sempre più crescente alla rete da parte di persone che, nell'ambio di siti web, blog, forum, social network si scambiano informazioni, inviano commenti, chiedono consigli o consulenze, presenta, insieme ad un innegabile vantaggio per gli utenti, anche potenziali rischi connessi alla pubblicazione e alla diffusione on line dei dati relativi alla loro salute.

In base alle Linee guida del Garante, i gestori di siti, blog, forum, social network dedicati a tematiche relative alla salute, che prevedano o meno la registrazione degli utenti, dovranno inserire nella loro home page una specifica "avvertenza di rischio", il cui scopo sarà quello di richiamare l'attenzione sui rischi connessi al fatto di rendersi identificabili sul web in relazione alla propria patologia.

E questo anche alla luce della possibilità che tali informazioni possano essere indicizzate dai motori di ricerca generalisti o conosciuti dalla generalità degli utenti Internet e non dai soli iscritti al sito.

L'utente, così avvisato, potrà fare attenzione e decidere in modo più consapevole se inserire o meno dati personali (es. nome, cognome e-mail etc.) che possano rivelare, anche indirettamente, la propria identità o quella di terzi, così come se pubblicare foto o video che consentano di rendere identificabili persone e luoghi.

L'utente sarà invitato a dare conferma di aver preso visione dell' "avvertenza di rischio", barrando un'apposita casella. I siti che prevedono la registrazione saranno tenuti anche ad informare gli utenti sugli scopi per i quali i dati sono richiesti, sulle modalità del loro trattamento, sui tempi di conservazione, sul diritto di cancellare, aggiornare, rettificare o integrare i dati così raccolti, come previsto dal Codice privacy.

Il Garante ha stabilito, infine, che i dati raccolti dai gestori dei siti dovranno essere protetti da rigorose misure di sicurezza, dovranno restare riservati e non essere comunicati o diffusi a terzi, e dovranno essere trattati solo da personale autorizzato.

Fonte: Garante Privacy

Pedofilia, via libera del Garante per la Privacy a banca dati


Il Garante per la privacy ha dato il via libera per la creazione di una banca dati per il monitoraggio del fenomeno della pedofilia e della pedopornografia, prevista dalla legge del 1998. Ma contemporaneamente, l'Authority ha dato indicazioni affinché vengano potenziate le misure a protezione dei dati, con speciale riguardo all'anonimato dei minori vittime di questi gravi reati.

Il nuovo database potrà acquisire, ad esempio, i dati conservati nei registri informatizzati del ministero della Giustizia e del Centro elaborazione dati interforze del ministero dell'Interno. Il Garante per la privacy ha chiesto in particolare che nella banca dati non confluiscano dati che consentano di rendere identificabili, anche indirettamente, i soggetti coinvolti.