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SonicWall: software sul cloud computing nel mirino del cybercrimine


Software as a Service o software on demand, una delle tre principali categorie di cloud computing, è un modello di distribuzione del software in cui un provider di terze parti ospita applicazioni e le rende disponibili ai clienti via Internet. La diffusione della formula SaaS apre la strada ad attacchi informatici che sfruttano le falle di sicurezza all’interno dell’azienda. L’atteso boom degli applicativi sul cloud ha portato con sé vantaggi innegabili, mettendo a disposizione delle aziende tutti gli strumenti di produttività che servono loro con la versatilità della formula “Software as a Service” (“SaaS”).

ESET, due anni dopo gli attacchi di WannaCry: ecco cos'è cambiato


Due anni fa il temibile ransomware WannaCry attaccava I sistemi IT di 150 paesi nel mondo, colpendo circa 200.000 computer afferenti a diversi settori, cifrando file e chiedendo un riscatto per la decodifica, causando una devastazione senza precedenti. In questa stessa occasione, anche il National Health Service (NHS) del Regno Unito si è arrestato, mettendo a repentaglio la vita di numerosi pazienti. La società di sicurezza informatica ESET aveva rilasciato anche l'EternalBlue Vulnerability Checker, un utile strumento gratuito per aiutare a combattere il ransomware, WannaCry (WannaCryptor).

ESET aiuta a chiudere Dorkbot, botnet che ha colpito 1 milione di PC


Dorkbot, una famiglia di malware che opera su una struttura botnet, è stata sinkholed da ESET e Microsoft che hanno lavorato insieme unzionari di Polizia polacchi (CERT/PL). Per gli utenti non tecnici, sinkholing è il processo con cui i webmaster configurano un server DNS che invia false informazioni circa i nomi di dominio. Dorkbot si è impossessata di server C&C in Europa, Asia e Nord America. Il malware è rimasto attivo in oltre 190 paesi e si è diffuso principalmente attraverso supporti rimovibili, e-mail spam, exploit kit, ma il più delle volte, con profili di social media, spam e sistemi VoiP.

Virus polizia, Trend Micro contribuisce ad indentificare cyber criminali


Trend Micro, leader globale nella sicurezza per il cloud, ha aiutato le autorità spagnole e internazionali a sbaragliare l’organizzazione criminale che ha creato il ransomware Reventon. A seguito di una complessa operazione internazionale, la polizia spagnola ha dichiarato di avere catturato uno dei capi dell’organizzazione di cybercrime, di origine russa, mentre si trovata a Dubai negli Emirati Arabi.

Data breaches: pirati informatici al telefono, attenti alle chiamate ricevute


Un utente ha scritto su tellows.it in questi giorni riguardo al numero 06645110 con un messaggio alquanto allarmante. Secondo Ivan degli "hacker che sono riusciti a entrare nei sistemi di telefonia" solamente grazie al fatto che le vittime rispondessero al suddetto numero telefonico. Secondo lui all'arrivo della bolletta ci si accorge della fregatura, evidentemente hanno scalato molti euro dalla sua.

Hacker che si infiltrano in sistemi informatici di compagnie telefoniche esistono di sicuro. La prova arriva dalle notizie recenti in tema di hackeraggio, che riportano indagini finalmente riuscite con conseguenti arresti di pirati informatici. Il primo caso riguarda la compagnia telefonica coreana KT, la seconda operatrice mobile del paese. A causa dell'infiltrazione di pirati informatici, 8,7 milioni di clienti sono stati vittime di violazione di dati personali.

Il furto non è stato scoperto subito a quanto pare, dato che dallo scorso febbraio si è protratto indisturbato per 5 mesi, nei quali i ladri hanno potuto prelevare dati personali di circa la metà dei clienti KT, come riferisce un portavoce e rivenderli ad aziende di telemarketing, per un guadagno di circa 710.000 euro (un miliardo di won). 7 persone sono state incriminate per aver acquistato questi dati.

Un altro caso di hackeraggio è avvenuto invece in Italia attraverso i phone center per le chiamate internazionali. Una banda di 5 cittadini pachistani e un hacker filippino si sarebbero intrufolati in sistemi informatici di compagnie telefoniche statunitensi per carpire i codici di acesso per l'abilitazione alle chiamate internazionali, per poi rivenderli.

Dalle indagini è emerso un gestore di phone center pachistano che avrebbe acquisito una parte di tali codici di accesso e venduto la restante. Inoltre dall'indagine iniziata in USA e terminata con la collaborazione dell' FBI, pare che i proventi di tale truffa servissero a finanziare cellule di matrice integralista islamica nel sud-est asiatico.

Visti gli innumerevoli casi di Spam registrati su tellows.it, veniva qualsi da pensare che i nostri beneamati “fatti propri”, chiamati in gergo specifico “dati personali” non fossero custoditi come si deve dalle compagnie che ne hanno accesso, che li vendessero? Che li regalassero? Potrebbero anche essere derubati, come spiegano i casi di hackeraggio. Ma ecco che le nuove normative europee mettono in moto anche il Garante per la privacy italiano e “niente paura”:

in caso di distribuzione, furto, hackeraggio, attacco ai data base di dati personali tenuti da società telefoniche o internet provider, l'azienda vittima è ora obbligata a comunicarne i fatti, al Garante della privacy, da cui vengono fissate le regole e informare anche gli utenti le violazioni di dati personali, chiamate in gergo “data breaches”. In attuazione della direttiva europea in materia di sicurezza e privacy nel settore delle comunicazioni elettroniche, recepita anche in Italia, il Garante per la privacy ha fissato un primo quadro di regole.

Non comunicare al Garante la violazione dei dati personali o provvedere in ritardo può costare da 25mila a 150mila euro (sanzione amministrativa). Ma lo stesso vale anche per la omessa o mancata comunicazione agli interessati, siano essi soggetti pubblici, privati o persone fisiche: da 150 euro a mille euro per ogni società o persona interessata, la sanzione prevista.

Fonte: Tellows

26.000 italiani tagliati fuori da Internet, disponibile lo scanner HitmanPro


Oltre 26.000 utenti italiani potrebbero perdere il loro accesso ad Internet. Non è una minaccia allarmistica, è una possibilità reale che potrebbe prendere forma oggi 9 luglio per chi è ancora infetto dal malware DNSChanger. L’allarme è stato lanciato dal DNSChanger Working Group (DCWG), che ha anche indicato una serie di strumenti che permettono di verificare se si è a rischio e, nel caso, risolvere il problema, mantenendo quindi il proprio accesso ad Internet. Tra questi c’è HitmanPro, il malware scanner avanzato di seconda opinione prodotto da Surfright.

L’attuale campagna di informazione nasce su indicazioni dirette dell’FBI statunitense, che ha condotto una campagna specifica contro il malware DNS Changer ed i suoi ideatori. Se questi ultimi sono stati arrestati alla fine del 2011, il problema rimane per chi è stato infettato da questo malware e non ha preso ancora le adeguate contromisure. Sono circa 275.000 i PC ancora a rischio nel mondo: l’Italia è al secondo posto in questa speciale classifica con quasi 26.500 macchine ancora infette da DNSChanger.

Quando l’FBI ha identificato i server DNS maligni, li ha sostituiti con server legittimi, con l’obiettivo specifico di garantire continuità di accesso Internet a chi era stato infettato dal malware. Questi nuovi server sarebbero dovuti inizialmente restare online fino all’8 marzo: la loro vita è stata successivamente prolungata fino al 9 luglio, ed attualmente non è previsto alcun prolungamento della loro validità. Il che significa che chi è ancora infetto dal malware DNSChanger potrebbe trovarsi di colpo tagliato fuori da Internet.

Il DCWG ha stilato una lista di tool che consentono agli utenti di disinfettare il proprio computer per non correre il rischio di perdere l’accesso Internet. Disponibile a questo indirizzo, la lista comprende anche HitmanPro, il malware scanner avanzato di seconda opinione prodotto da Surfright, che permette di identificare e rimuovere il malware DNSChanger, per continuare a navigare in tutta sicurezza.

“Si tratta di un riconoscimento importante, che mostra senza ombra di dubbio le qualità di Hitman Pro, un prodotto di nuova generazione che fa leva sul cloud per garantire il massimo di efficacia e sicurezza agli utenti”, spiega Emanuele Dipalo, Marketing Manager di SurfRight Italia. “A differenza di tanti allarmi passati, qui molti utenti corrono il rischio di perdere il loro accesso Internet, ma HitmanPro può davvero fare qualcosa per loro.”

“HitmanPro permette di identificare e rimuovere immediatamente ogni forma di malware, compreso il temuto DNSChanger”, aggiunge Ruben Savazzi, Business Development Director di SurfRight Italia. “La possibilità di scaricarne una trial version gratuita lo rende ancor più interessante, perché in questo modo è possibile disinfettare il proprio PC con efficacia a costo zero.”

HitmanPro è uno scanner di seconda opinione, pensato per disinfettare e proteggere computer che sono stati colpiti da virus, spyware, Trojan, rootkit ed altri tipi di minacce, nonostante una protezione in tempo reale di software antivirus aggiornati. HitmanPro effettua una scansione completa del computer in tempi molto rapidi (meno di 5 minuti) ed opera insieme ai programmi di sicurezza già presenti senza rallentare le prestazioni del sistema. HitmanPro può essere lanciato direttamente da un flash drive USB, da un CD/DVD, da un hard disk locale o di rete.

La versione trial di HitmanPro, che ha una validità di 30 giorni e permette di eliminare tutti i malware, incluso DNSChanger, può essere scaricata da questo link. Hitman Pro è distribuito ufficialmente in Italia da Questar. Ogni info sulla distribuzione è disponibile a questo link.

Via: Axicom

Come rendere innocuo DSNChanger che manipola le connessioni Web


Molti tra gli utenti che navigano quotidianamente in rete sono preoccupati - lato sicurezza - a causa del dilagare di DNSChanger. Il malware manipola le impostazioni di rete e quelle del router dei computer infetti reindirizzando gli utenti su altri siti web manipolati. Rimuovere efficacemente il malware non significa risolvere definitivamente il problema, in quanto le impostazioni della connessione Internet rimangono modificate.

Legge per intercettare comunicazioni sul web


L’amministrazione Obama sta lavorando su un progetto di legge per facilitare i controlli e le intercettazioni su Internet, che verrà sottoposto al Congresso il prossimo anno. I servizi di sicurezza Usa e l'Fbi sono preoccupati perché sempre più persone utilizzano Internet per comunicare al posto del telefono, e ciò rappresenta un serio ostacolo per le indagini condotte su criminali e sospetti terroristi. Essenzialmente, gli 007 vogliono che il Congresso imponga a tutti i servizi di comunicazione - tra cui BlackBerry, Facebook e Skype - di essere tecnicamente in grado di poter fare intercettazioni sui propri clienti se richiesto dalle autorità, inclusi i messaggi criptati. 

Una legge sulle intercettazioni delle comunicazioni - sia via telefono che via web - era già stata varata nel '94 dall'amministrazione Clinton. La Calea (Communications Assistance to Law Enforcement Act), mirata a mantenere inalterate le capacità di intercettazione delle autorità nel passaggio dalle linee telefoniche via cavo a quelle digitali, impone alle compagnie l'inserimento di tecnologie che assicurino la possibilità di intercettare alla "fonte". Gli Internet provider, pur essendo oggetti di mandati di richiesta di intercettazioni da parte dei giudici, non vengono coperti dalla Calea. 

Ed è dunque discrezionale l'integrazione tecnologica richiesta dal governo per le compagnie telefoniche. Con la nuova legge questa imposizione si allargherebbe anche ai provider di servizi internet. Un impegno anche finanziariamente oneroso: l'Fbi ha speso in tecnologie operative 9,75 milioni di dollari l'anno scorso per aiutare le aziende a dotarsi degli strumenti necessari a garantire l'accesso. E nel bilancio 2010, l'agenzia federale ha previsto 9 milioni di dollari per un programma "Going Dark" per rafforzare le proprie capacità di sorveglianza elettronica. L'Fbi garantisce però che queste nuove tecnologie non porteranno ad alcuna limitazione della privacy.

Via: La Repubblica